LA CRUCIALE giornata di ieri inizia con un volantino che i dipendenti targati Vallecrati distribuiscono come una strenna, dentro e fuori tutto il palazzo provinciale.“E ora la soluzione” recita il monito messo per titolo. Forse lo sospettavano, temevano che tutto si sarebbe concluso con un nulla di fatto. Ma ci speravano,da come si legge nel volantino,quando scrivono che vogliono “continuare a lavorare”. E invece, dopo dodici ore di riunioni fiume, che ieri hanno visto impegnati i vertici dell’azienda prima e i sindaci del Consorzio poi, “nulla è accaduto di quanto di aspettavamo”.Ingenui? No, a quanto pare, visto che lo spirito della protesta non li abbandona neppure negli intenti. L’hanno attuata, scrivono “autonomamente”. Si sono “autodeterminati”. E agiranno, si legge ancora nel testo del volantino, “giorno dopo giorno a seconda delle scelte che nei piani alti si faranno sulla nostra pelle e sul nostro futuro”. In calce al foglietto,poi, mettono ben visibile il proprio impegno, preso soprattutto, dicono, “nei confronti delle nostre famiglie”.
E scrivono: “Non pagheremo noi il fallimento della Vallecrati. Fuori i responsabili.
Chiediamo il pagamento delle tre mensilità arretrate e un futuro certo”.
Firmato “Tute gialle”.
La temuta fumata nera, per quei 400 lavoratori è però arrivata.Iniziava a sollevarsi già da subito, ieri pomeriggio, nel corso della seconda riunione. La prima è iniziata alle 11, quando i vertici del Consiglio di amministrazione hanno fatto un po’ il punto sulle esigenze di casse della Vallecrati SpA. Per rimettere in moto la macchina occorrerebbero circa sei milioni. Si tratta non solo di pagare gli stipendi, bensì di rimettere su strada gli automezzi e di dotare le maestranze di ogni attrezzatura necessaria allo svolgimento del servizio in regime di sicurezza. Ma se i Comuni non pagano, Vallecrati non sarà mai messa nelle condizioni di svolgerli quei servizi. Contemporaneamente,sul piazzale del palazzo provinciale, si svolgeva l’assemblea sindacale in presenza dei segretari regionali e nazionali delle sigle rappresentate. C’era Paolo Tramonti per la Cisl, Antonio Lento per la Uil e Carmelo Cassia, ragusano, segretario nazionale dell’Isa.
Alle 16 si sono invece riuniti i sindaci del Consorzio. Stavolta il numero dei presenti era straordinariamente alto: 31 su 44. Un risultato mai più raggiunto negli ultimi anni di vita dell’Ente. Entrambi gli appuntamenti si sono svolti nella sede legale della Vallecrati,in Contrada Cutura di Rende.
L’area del piazzale antistante l’ingresso al portone degli uffici è stata presidiata da un imponente dispiegamento di forze dell’ordine. Una cinquantina in tutto, tra agenti in divisa e in borghese, carabinieri, guardia di finanza, digos e forze speciali della polizia.Oltre a quattro vetture della polizia municipale, ai margini del perimetro recintato con il tipico nastro bianco-rosso. I rappresentanti sindacali di categoria, che pure hanno partecipato all’assemblea del Consorzio, sono rimasti “storditi” quando hanno impattato contro questa blindatura dello Stato. Non se lo aspettavano. Il malumore non gli ha però impedito di esercitare il proprio legittimo diritto a partecipare all’assemblea. C’era Antonio Verrina per la Uil, Massimo Ianni per la Cgil, Franco Iachetti per l’Unicobas, Michele D’Apolito per l’Isa, Gianluca Campolongo per la Cisl e Giuseppe Brogni per l’Ugl. Ma soprattutto c’era un Salvatore Perugini imbestialito. Il sindaco di Cosenza, presidente del Consorzio, ha perso le staffe quando i sindacati rifiutavano le proposte propinate per uscire dall’emergenza. Tutte racchiuse in dieci punti che prevedono, in sintesi, la dichiarazione di un “grave allarme” socio-sanitario, una trattativa con Equitalia (società di riscossione tributi) per capire quali somme di denaro si può svincolare, la raccolta di quanti più soldi possibili dalle casse comunali, l’istituzione del Consorzio a coordinatore dei futuri assetti del sistema e, naturalmente, la prosecuzione del servizio mediante l’adozione di ordinanze con le ditte private. Almeno sino a fine anno,quando si potrà programmare tutto con l’istituzione degli Ato per i rifiuti. Le imprese potranno anche assumere operai dalla Vallecrati. Oppure, addirittura, la stessa SpA potrà riconquistare l’affidamento dei servizi qualora fosse in grado di farlo. Nessuno dei punti prospettati soddisfa, però, le richieste delle tute gialle.
Fonte: Il Quotidiano Cosenza